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Il Festival
LA STORIA DI MARZABOTTO
La storia di questo territorio, la cui urbanizzazione maggiore appare abbastanza recente, è tuttavia antica e carica di significati. Essa parla innanzitutto attraverso i resti della necropoli etrusca situata nell' altopiano di Misa, alla sommità di un colle che domina dall'alto le immediate vicinanze dell' odierno capoluogo di Marzabotto. Ora sede di un Museo nazionale archeologico visitabile durante tutto l'anno, i resti di Misa raccontano al visitatore di un passato in cui la civiltà etrusca aveva insediato in questi territori la propria gente e cultura. Si deve probabilmente al Conte Aria la prima scoperta a metà '800 di un primo importante rinvenimento. Poi nei decenni, con alterne fortune, continuarono le ricerche sino a quando nel 1933 lo Stato acquisì l'intera area archeologica ed i materiali. Nel 1949 venne inaugurato il Museo Archeologico Nazionale "Pompeo Aria" che verrà ampliato nel 1958 e nel 1979.
Oggi, grazie anche all'impegno dell' Università degli Studi di Bologna e della soprintendenza Archeologica dell' Emilia Romagna, la continuazione delle campagne di scavo nella necropoli ci permettono di decifrare del tutto i segni di una civiltà ormai scomparsa. Se quella della necropoli etrusca rappresenta la parte più antica della storia del territorio di Marzabotto, fatti ben più recenti legati alla seconda guerra mondiale hanno reso il nome di questa cittadina tristemente famoso e conosciuto in tutto il mondo.
Tratto dal sito del comune di Marzabotto.
IL MUSEO ETRUSCO
Il Museo Nazionale Etrusco è intitolato alla memoria del Conte Pompeo Aria che sulle orme del padre Giuseppe organizzò il primo nucleo della collezione. Sorge sul margine dell’ampia area archeologica, interamente di proprietà dello stato. È proprio la consistenza dei resti strutturali di questa antica città a fare del sito un caso unico nel panorama dei centri abitati etruschi. A differenza di altre città etrusche -come ad esempio l’antica Felsina che dall’antichità ad oggi fu popolata senza soluzione di continuità- qui l’abbandono del sito garantì la conservazione quanto meno dell’impianto urbano nel suo disegno originale, cosa che ci consente ancora oggi di percorrere le antiche strade lungo le quali si snodano case di abitazione, aree artigianali ed edifici sacri.
In assenza di notizie dagli autori greci e latini si ignora lo stesso nome di questo centro, la cui importanza emerge per altro evidente dalla ricca documentazione archeologica.
Rinvenimenti di resti murari e reperti di vario tipo risalgono alla fine del XVIII secolo ma le prime scoperte significative si avranno solo alcuni decenni più tardi, in occasione dei lavori per la sistemazione a parco dell’area attorno alla villa, entrata a far parte delle proprietà della famiglia dei conti Aria nel 1831. Dal 1862 in poi si cimentarono negli scavi della città illustri archeologi dell’epoca da Gozzadini a Chierici fino a Brizio cui si deve, in particolare, la prima sistemazione in vetrine dei materiali all’interno della Villa Aria nonché la prima guida al museo e ai resti archeologici. Con l’acquisizione allo Stato dell’area archeologica nel 1933 il museo fu trasferito nell’attuale sede, nel pianoro di Misano, e l’assetto espositivo che oggi vediamo è quello del 1979, arricchito dai risultati degli scavi condotti con regolarità dagli anni cinquanta in poi.
La vicenda della città etrusca che occupò il Pian di Misano e la soprastante altura di Misanello durò circa due secoli, dalla fine del VI alla metà del IV secolo a.C.
Ciò che fa di tale sito un’eccezionale testimonianza nell’ambito della civiltà etrusca è l’impianto urbano della città, nella quale la regolare scansione modulare degli spazi è segno di una ben precisa pianificazione. Improntata alla dottrina urbanistica greca è l’ortogonalità di strade e isolati, la dislocazione di aree cultuali, abitative e produttive, anche se i segni della sua fondazione rituale sono fortemente radicati nelle norme religiose etrusche. Affacciata sul fiume Reno, che nell’antichità costituiva formidabile vettore di transito dall’Etruria tirrenica al Po, la città ebbe l’importante ruolo di cerniera di smistamento delle merci lungo tale asse. In particolare il flusso di metalli dalla Toscana dovette sostanziare una vivace attività metallurgica, sia per quanto riguarda il bronzo che il ferro. Cospicua è anche la produzione ceramica, sia di stoviglie che laterizi, alimentata dalla buona qualità dell’argilla locale e dalla ricchezza di acqua, imbrigliata con grande maestria in un capillare sistema di captazione e relativo smaltimento. La prosperità di questo centro fu interrotta alla metà del IV secolo a.C. dall’invasione celtica e nel mutato scenario della romanizzazione solo una fattoria si impostò sopra i resti dell’antica città, poi completamente abbandonata.
Tratto da sito del Museo Etrusco Pompeo Aria di Marzabotto